/Baldissoni risponde a Totti: “Non esiste una deromanizzazione”
Baldissoni

Baldissoni risponde a Totti: “Non esiste una deromanizzazione”

L’addio di Totti per l’impossibilità di incidere nell’area tecnica. Poteva essere preso maggiormente in considerazione?
“Credo che sia opportuno fare prima una considerazione, che meriterebbe probabilmente un approfondimento più ampio, sul percorso di transizione di un grande calciatore come Francesco – probabilmente il più grande giocatore italiano – a diventare qualsiasi altra cosa. Il percorso non è semplice né rapido e implica un passaggio ulteriore di accompagnamento: noi siamo sempre stati convintissimi nell’essere pazienti con lui e nell’aspettare che portasse a compimento il passaggio. Il primo anno come ha detto lui era più difficile farsi un’idea di ciò che succedeva, ma dopo l’uscita di Monchi la società gli ha proposto di diventare direttore tecnico a febbraio e lui non ha dato una risposta. Noi siamo rimasti dispiaciuti di questa situazione. L’idea di affidarsi a Ranieri per sostituire Di Francesco è stato un suo consiglio che noi abbiamo accolto e, successivamente, anche la proposta di provare a convincere Antonio Conte ha avuto l’appoggio della società. nonostante fosse un tentativo molto complicato. È evidente che nel suo caso stiamo parlando di un percorso professionale nel quale ha avuto modo di esprimere pareri che la società ha semore tenuto in grande considerazione. Non so poi se in altre situazioni più di campo – non lavoro nell’area tecnica – non abbia avuto la stessa considerazione, ma credo sia normale possa succede all’interno di un percorso né facile né breve come questo. Nessuno d’altronde decide da solo nelle società di calcio. In ogni caso mi ripeto: noi speravamo che potesse continuare a crescere con noi all’interno di quello che resta un lavoro di squadra.”

Un altro passaggio importante è quello della “deromanizzazione”.
“Dispiace molto che questa sia la sua percezione, su questo non possiamo che rispondere con dei fatti. Francesco ha avuto due contratti da giocatore e uno da dirigente per sei anni da questa società, con la proposta di diventare direttore tecnico. Anche De Rossi ha avuto due contratti da calciatore, poi abbiamo fatto una scelta tecnica – giusta o sbagliata che sia, su questo non mi esprimo – e gli abbiamo proposto di entrare in società anche come dirigente accanto all’amministratore delegato o come allenatore, a seconda di quella che potesse essere la sua decisione. Vogliamo ricordare gli altri investimenti che la società ha fatto per riportare alcuni ragazzi, come Florenzi e Lorenzo Pellegrini. Ha voluto riconoscere a Luca Pellegrini un ruolo importante aggregandolo alla prima squadra e così via tutte le iniziative del programma Hall of Fame, che permette a chiunque abbia giocato anche una sola partita con la maglia della Roma di poter tornare in qualsiasi momento a Trigoria o allo stadio, facendo una semplice telefonata. Ha coinvolto il più possibile gli ex giocatori in tante altre iniziative, come Desideri, Chierico, Rizzitelli, Righetti, Candela, Nela: l’obiettivo chiaro è – qualora ce ne sia la possibilità – privilegiare chi ha speso tanto in nome di questa squadra e di questa maglia, all’attenzione e al rispetto del pubblico internazionale. Neanche cito altri investimenti fatti per recuperare tutto ciò che fa parte dell’archivio storico, perché è evidente che il concetto di deromanizzare sarebbe sciocco e autolesionista. Il patrimonio che è rappresentato da questi giocatori, e primi tra tutti Totti e De Rossi, implica un valore inestimabile emozionale, comunicativo e patrimoniale. Come potremmo essere così stupidi da fare il contrario? Sono i fatti a dimostrare che non è così. Cito un aneddoto: la prima volta, prima del completamento dell’acquisizione da parte degli americani, incontrai Francesco e gli spiegai la considerazione degli americani, dandogli una notizia. Totti statisticamente nel mondo era più conosciuto della Roma all’epoca, e c’era una seconda fascia di persone che conosceva Totti e la Roma, ma non li associava, e quindi il riconoscimento di tale valore era una condizione imprescindibile nel fare questo investimento. Quindi nulla di più lontano dal vero di volere Francesco Totti lontano dalla Roma”.

Totti ha detto di non aver sentito mai Pallotta in due anni. Sarà più presente in futuro?
“Tutti sappiamo che i trofei europei sono stati vinti da Liverpool e Chelsea, eppure sfido a vedere quante volte John Henry e Roman Abramovich siano stati presenti in passato nella sede del club. Detto questo, io ricordo che Pallotta aveva fatto in tempi non sospetti un invito a Totti a passare sei mesi con lui a Boston per conoscere meglio tutte le dinamiche dei suoi investimenti nella Roma e nelle altre società coinvolte in questo progetto. So per certo inoltre che lo ha anche invitato a passare del tempo nella sua residenza estiva. Sono consapevole che possano esserci delle difficoltà nella comunicazione tra loro per lingua e cultura e noi magari avremmo potuto semplificare questo aspetto, ma c’è sempre stata l’intenzione di avvicinare questi grandi calciatori”.

“Baldissoni ha cercato di darmi una direzione ma non so bene dove” ha detto Totti. Che rapporti ci sono?
“È un mio idolo di infanzia, scrissi una lettera ad un giornalista del Corriere della Sera per difenderlo dopo il calcio che diede a Balotelli. Con lui ho avuto un rapporto chiaro, cortese e corretto. Non lavoro nell’area dove operava lui e quindi non c’erano grandi motivi di confronto, nel primo anno gli ho dato la massima disponibilità a venire da me in stanza per fare domande o vedere ciò che avveniva per farsi un’idea della vita all’interno del club”.

Totti ha parlato del suo eventuale ritorno con un’altra proprietà. Ci saranno risvolti legali?
“Noi non potevamo fare a meno di notare questo ripetuto riferimento ad un potenziale ritorno con nuove proprietà, anche se in realtà sono stati i giornalisti a sollecitarlo. Nel comunicato abbiamo ricordato che ogni iniziativa di acquisto deve essere condotta nel rispetto di regole finanziarie rigidissime, essendo noi una società quotata in borsa. Comunque la Roma non è in vendita, e questo è bene che i mercati lo sappiano”.

Cosa lascia questa conferenza di Totti? Ci sono degli spunti di riflessione per le strategie future?
“Lascia tanta amarezza, perché chiaramente è una sconfitta per tutti quando non si riesce a trattenere un grandissimo patrimonio per Roma e per la società. Siamo molto dispiaciuti. Dal punto di vista delle strategie, non sono associate in nessun modo a questo, la Roma ha delle strategie che devono andare avanti indipendentemente da chi ci sia. Io posso fare solo riferimento ai fatti e i fatti dicono che sono stati fatti investimenti senza sosta in questi anni: ha completato anche un risanamento finanziario, i risultati li riteniamo piuttosto buoni con cinque qualificazioni consecutive in Champions, due ottavi e una semifinale. Una statistica recente dice che siamo tra le prime dieci società per investimenti nell’acquisto dei calciatori; questo discorso si lega a quello delle cessioni, perché siamo legati ai vincoli creati dall’UEFA, che tutti conoscono. Lo faremo ancora, anche nell’anno in cui siamo rimasti fuori dalla Champions League, per rendere sempre più competitiva questa squadra così da vincere un trofeo considerando che peraltro sbagliare può far parte della gestione frequente. Sono stati fatti degli errori come più volte abbiamo ammesso, è stata un’annata negativa e non era il sesto posto il nostro obiettivo. Sarà una motivazione per migliorarci, Pallotta è estremamente ambizioso e ha volontà di primeggiare. Proprio su questo tema voglio ricordare un grande equivoco del quale è rimasto vittima sin dalla sua primissima intervista: parlando della sua carriera spiegò come, una volta comprati i Boston Celtics riuscì a vincere un titolo Nba nei primi 5 anni di gestione, aggiungendo poi che anche con la Roma si augurava di conseguire lo stesso obiettivo. Non che avrebbe certamente vinto entro 5 anni. La voglia di migliorarci di certo aumenta dopo un’annata come quella appena trascorso”.

La questione stadio resta centrale. Senza lo stadio, Pallotta potrebbe lasciare?
“Lo stadio è un tema cruciale, anche in questa città dobbiamo sottolineare come si tenda sempre a creare delle aree di opacità. Poter costruire uno stadio di proprietà nel calcio moderno è un amplificatore di ricavi che sono necessari alla società Roma per poter incrementare la sua capacità competitiva. Senza, ovviamente, l’orizzonte resta complesso rispetto alla possibilità di primeggiare. Sarà pressoché impossibile sfidare la Juventus che al momento ha più del doppio del nostro fatturato. Questo è un elemento che deve essere chiarito. È evidente che il presidente se vede che non verrà data la possibilità di fare questo investimento enorme, tutto finanziato privatamente, è evidente che potrebbe pensare che non valga la pena farlo. Ma non resterà nulla di intentato”.