/Di Francesco: “Il mio primo pensiero è quello di preparare la partita al meglio”
Mister Di Francesco

Di Francesco: “Il mio primo pensiero è quello di preparare la partita al meglio”

La conferenza stampa di Eusebio Di Franceco, in vista della delicata gara al Marassi contro la Sampdoria di Marco Giampaolo.

Queste le parole del Mister:

“Attualmente tutti i giocatori che sono qui sono a disposizione e disponibili per la partita di domani, per noi importantissima. Devo cercare di preparare al meglio tutti i giocatori a disposizione, compresi i vari chiacchierati, senza che faccio i nomi tanto li sapete meglio di me. Poi si può valutare, si può parlare dell’aspetto psicologico e mentale e tante altre cose, però in questo momento il mio primo pensiero è quello di dover preparare la partita al meglio. Attualmente, tutti i giocatori che sono a disposizione sono della Roma e basta. Poi oggi, domani, dopodomani… Il direttore Monchi l’ha detto: si ascolta tutto e si prende in considerazione tutto quello che arriva dall’esterno. Il mio pensiero è quello di preparare la partita”.

 

Contro l’Inter si è vista una Roma dai due volti. Per più di un’ora ha giocato a grande intensità, aggredendo gli avversari, mentre negli ultimi 20′ è andata un in difficoltà. Che risposte si è dato per quei 20’?
 Che soluzioni ha pensato?
Più che altro bisogna fare delle valutazioni. Una squadra che magari è stata meno incisiva dell’Inter, anche se ha avuto spesso il predominio della partita, deve avere la capacità di essere un po’ più determinata, soprattutto nei 20-25 metri finali. Si devono sbagliare meno palloni possibili. Quando tu recuperi 16-17 palloni nella metà campo avversaria, devi creare più opportunità importanti, o per lo meno, finalizzarle meglio. Questa è la cosa più importante. È normale che il pensiero di poter avere una squadra che per 90’ possa avere quel ritmo e non subire l’avversario è quasi impossibile. Però mi piace anche sottolineare questo. È vero, è stata esaltata la grande prova del nostro portiere perché è stato veramente importante, ma vi vorrei ricordare che in altre occasioni il nostro portiere non è stato nemmeno impensierito. Questo è un campionato in cui ci sono tanti portieri bravi, compreso Handanovic che in tante gare è stato determinante. Sottolineo il fatto che teniamo strettissimi Alisson, dal mio punto di vista è straordinario, è il portiere del futuro anche dal punto di vista dell’interpretazione del ruolo che ha. Sono felicissimo di poterlo avere. Ma noi dobbiamo fare valutazioni anche fisiche, pensare al fatto di aver avuto giocatori che magari non avevano i 90’ nelle gambe, o avevano avuto piccoli problemi in gara che potremmo riportarci anche in questa partita.

 

La Samp è una squadra in forma. Quali sono le insidie di questa partita, considerando anche che sarà una doppia sfida nel giro di pochi giorni?
Voi dite in forma sempre valutando l’ultima prestazione, ma hanno perso a Benevento prima di vincere quella partita, quindi magari prima non erano tanto in forma. Hanno dimostrato di avere delle idee, un’identità ben precisa, come il loro allenatore, ed hanno della capacità di andare spesso in verticale e di attaccare la porta con grande facilità. Non so se ci sarà Quagliarella, lui è in un momento un po’ particolare, magico: quello che tocca lo trasforma in oro, anche alla sua età. Ma la Sampdoria è una squadra che sì, ci può creare delle difficoltà, ma anche noi potremo crearne a loro. Per questo è una partita che va affrontata bene, quello di Marassi è un campo non facile e lo è sempre per qualsiasi squadra. Quindi è una partita molto insidiosa. Tutto quello che c’è attorno magari non aiuta a preparare la partita, ma io devo avere la capacità e la forza di cercare di concentrarmi solo su questo, come abbiamo fatto in gran parte contro l’Inter, perché se tanti giocatori non avessero avuto la testa giusta per affrontare la gara, non avremmo neanche fatto quei 60/70 minuti con quell’intensità, quella qualità e con quell’idea e pensiero di andare a prendere l’avversario dall’altra parte.

 

Domani Dzeko parte titolare?
Oggi come oggi sì. È normale che poi devo fare valutazioni psicologiche e mentali in questa situazione, anche insieme al giocatore. Non ho ancora parlato con lui perché giustamente l’ho voluto lasciare tranquillo. Gli arrivano tante voci e tante chiacchiere sotto tutti i punti di vista, che siano vere o meno non mi compete. Io devo preparare al meglio questa partita, contando sicuramente su di lui in questo momento, poi quale sarà la scelta giusta è una valutazione che farò insieme al ragazzo. Io ritengo che sia corretto, però, che un giocatore che è della Roma debba giocare, e ad oggi se Dzeko è un giocatore della Roma deve giocare e basta. Poi valuteremo tanti altri aspetti.

 

De Rossi come sta? Dalla partita con l’Inter la situazione è migliorata?
È in grande dubbio. Proveremo ancora oggi, anche se difficilmente lo recupereremo per la partita di mercoledì. Ci abbiamo provato, così come ha fatto il ragazzo, ma credo che sia difficile averlo a disposizione.

 

Cosa perderebbe la Roma senza Dzeko? In chiave di mercato, è più utile un attaccante esterno per dare spazio a Schick e Defrel, oppure è meglio un esterno difensivo?
Voi puntate sempre sulla mia grande disponibilità e sincerità. Siete fenomenali nel mettermi a mio agio… Dico solo che parliamo di un qualcosa che non esiste in questo momento, è chiaro? È ovvio che certe valutazioni vanno sempre fatte, e si devono fare. È normale che questa squadra in questo momento abbia dei giocatori che possono interpretare il ruolo di centravanti, come Schick e Defrel, ma attualmente è Dzeko. Per quello noi come squadra, ed io nello specifico come allenatore, puntiamo sul fatto e dobbiamo credere che il centravanti sia Dzeko. Poi, quando si fanno determinate considerazioni, riparto sempre da quello che ha detto il direttore l’altra volta, e cioè che la società determina tantissimo certe scelte, che si legano a tante altre situazioni. Per quello che riguarda la scelta, potrebbe ricadere sì su un esterno, oppure su un altro centravanti puro. Però questo è qualcosa in più rispetto a quello che avrei voluto dire.

 

Nei suoi compiti c’è anche la motivazione dei calciatori. Come riesce a stimolare questi calciatori in bilico? Mi fa un punto anche su Gerson e El Shaarawy? Come stanno? Possono giocare domani?
Parto dalla questione dei giocatori che sono usciti a San Siro: queste sono tutte valutazioni che dobbiamo fare tra oggi e domani. Sicuramente non siamo in un momento ottimale dal punto di vista delle scelte e delle situazioni varie. Specialmente in mezzo al campo ho obiettivamente diverse difficoltà, perché tanti giocatori magari non sono al top, oppure sono usciti durante la partita e non erano al meglio della condizione. Quindi ovviamente, senza dare tante altre indicazioni, questo potrebbe anche modificare il mio assetto ed il mio modo di pensare, perché potrei non avere dei giocatori a disposizione per la partita di domani. Detto questo, è una valutazione che tra oggi e domani dovrò fare. Dal punto di vista psicologico, devo solo rinforzare questa squadra e far leva sulla grande professionalità e serietà di certi giocatori. È normale che in questi momenti noi siamo professionisti e deve venir fuori quello che è il lato professionale. Poi possiamo trovare alibi e giustificazioni a cui, però, non dobbiamo appoggiarci. Dobbiamo cercare di dare anche meno alibi ai calciatori. Dal punto di vista psicologico sarebbe un po’ lunga da spiegare come affrontare una cosa del genere, però si affronta eccome, e va fatto a testa alta con grande serietà, con grande professionalità e anche una grande personalità da parte di tutti.

 

Quando dice ‘la società determina tantissimo’, lei intende dire è sempre d’accordo con la società o che la società determina e lei deve accettare quello che dicono loro?
C’è una chiave di lettura in tutto questo. Parliamo di aziendalista o non aziendalista. Si sceglie un percorso e, se ci sono delle situazioni da limare, non posso andare dentro e fare i conti a casa di nessuno. Faccio l’allenatore, quindi o scelgo una strada in cui dico ‘Non ho capito niente, me ne torno a casa’, oppure uno affronta le situazioni come le deve affrontate. Io sono uno che non scappa mai dalle situazioni e cerca di affrontarle e basta, però ci sono delle situazioni in cui io come allenatore non posso mettere becco. Parliamo di scelte di giocatori, di qualità dei calciatori, e poi ci sono altre situazioni. Questo è un dato di fatto e una verità, punto e basta. Non è questione di essere d’accordo o meno. Io ho scelto di allenare la Roma e lo farò fino in fondo, al meglio di quelle che sono le mie possibilità, qualsiasi cosa accada o non accada.

 

Le è capitato di mettere la squadra a 5 un paio di volte, immagino perché non vede in campo cose che si aspetta. Cosa non è riuscito a trasmettere in quel momento? Io ho pensato fosse una questione di personalità. Nessuno andava più a cercare il pallone, si buttava sempre la palla sopra, tremavano le gambe…
Magari avessimo buttato la palla… Non l’abbiamo nemmeno buttata, non ce la facevamo a tirarla dall’altra parte. A volte in partita succede che, quando non riesci ad uscire, anche una palla calciata nella metà campo avversaria ti permette di riaccorciare, guadagnare campo e di essere aggressivi. Noi siamo mancati, ed è quello che ho analizzato con i miei ragazzi. Non è il sistema di gioco che fa l’aggressività di una squadra, è l’atteggiamento dei calciatori nell’accorciare in avanti verso la palla. Un conto è accorciare la palla e starle a un metro, un conto è, come è successo nel gol o anche prima quando abbiamo rischiato comunque di prenderlo, quando eravamo sempre troppo distanti dalla palla, al di là dei 5 uomini, o 4, o 3. Dovevano essere più bravi ad accorciare. Abbiamo un po’ mollato. Mi auguro e penso che non sia stato solo un aspetto mentale, ma anche un po’ un calo fisico, specialmente di alcuni giocatori in mezzo al campo che hanno l’impegno di dover accorciare di più. Abbiamo preso gol in una situazione in cui io ho rinforzato la linea difensiva invece che indebolirla sui cross. A volte vuoi cercare un qualcosa e pensi di farlo nel modo giusto, ma purtroppo non è andata così. Alla fine si gioca sempre in 11 e le responsabilità sono sempre di tutti e in primis dell’allenatore, ma il fatto di non aver avuto la possibilità di avere un centrocampista di ruolo in panchina, magari non mi ha permesso di poter continuare quel tipo di gioco o quel tipo di sistema per cercare di non abbassarsi tanto. Ma ci eravamo abbassati un pochino anche col 4-3-3 nell’ultimo periodo in cui arrivavano con troppa facilità sugli esterni con i cross che loro dovevano usare per cercare di recuperare la partita. Obiettivamente in questo siamo stati poco lucidi nel leggere certe situazioni.

 

Parlerà o ha parlato già con Schick, visto che diventerà il centravanti titolare in campionato e in Champions? Si aspetta un suo salto di qualità da questo momento?
Siamo nel futuro, no? Io vorrei stare nel presente. Lui è il presente. Per me il discorso dei titolari diventa relativo. Poi c’è anche Defrel che può fare questo ruolo. Deve capire prima di tutto quello che voglio io e capire dove siamo arrivati, magari facendo le cose con più cattiveria e determinazione. In questo Patrik deve crescere e migliorare. Ieri avete fatto vedere il gol da fuori area in allenamento… magari si può ripetere con maggiore continuità. Questo potrebbe dargli fiducia in quelli che sono i suoi grandi mezzi.

 

Capitolo Dzeko: le hanno mai chiesto di non far giocare un giocatore perché è sul mercato? Se domani non dovessimo vederlo in campo, sarebbe solamente una questione mentale?
Tutto potrebbe essere, però devo dire che ho avuto una grande fortuna e lo ribadisco, tornando al concetto di aziendalista o meno: io ho sempre scelto in grandissima autonomia la formazione. Ovviamente se il giocatore non c’è, non lo posso mettere. Questa è stata la mia forza e lo sarà sempre, quindi sceglierò solamente io se farlo giocare o meno. Gli altri non mi diranno e non mi chiederanno mai niente, farebbero un grandissimo errore. Chiarisco: se dovesse giocare o meno, decido io e basta, questo è il concetto.

Strootman può avere un futuro da regista o è solo una situazione momentanea?
Già se l’è creato. Non è la prima volta che lo provo lì, in partita lo ha fatto con la Spal o magari in altre occasioni. In allenamento è capitato spesso perché poteva succedere di non avere a disposizione i due centrali di centrocampo. Devo dire che ha interpretato il ruolo come piace a me. Può ancora verticalizzare qualche palla in più, però mi è piaciuto molto per la posizione e per la continuità che ha avuto in partita. Potrebbe essere riproposto in quel ruolo anche in altre gare, perché no.

Senza Dzeko e Emerson, la Roma riuscirebbe comunque a superare lo Shakhtar e a qualificarsi alla prossima Champions?
Non ci andiamo proprio, se no perdiamo tempo… Possiamo parlarne anche l’1 febbraio, magari una domanda del genere è più logica, ma noi giochiamo tutte le partite per cercare di poterle vincere. Ovviamente poi ci sono le potenzialità e le differenze di forza, ma questa squadra deve giocare con un’unica mentalità: il desiderio di poter vincere da tutte le parti. Credo lo abbia dimostrato in tante occasioni. Ora deve solo ritrovare quella continuità di compattezza di squadra che ho un po’ rivisto contro l’Inter. Il risultato ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca perché potevamo portare a casa i 3 punti, ma ho rivisto un po’ di Roma che piace a me. Questo è un aspetto molto importante. Mi auguro che man mano cresca sempre di più, magari ritrovando anche lo spirito che ho visto nella gara contro l’Inter. Uno spirito che ci deve portare ad affrontare al meglio lo Shakhtar con gli uomini che avrò a disposizione.